Il Paese Nero | Black ItaIy

Teorema, 1968

Luca Ruali
Il film inizia sul piazzale degli stabilimenti della Innocenti a Lambrate. Una scena non necessaria in cui Cesare Garboli recita da inviato e chiede agli operai di commentare il lascito della fabbrica da parte delll’industriale protagonista (Massimo Girotti).

Accanto agli stabilimenti fermi sono inquadrati microfoni, registratori, altre macchine da presa, che anticipano visivamente la possibilità di una relazione tra spazi abbandonati e pratiche di registrazione.



La fabbrica Innocenti – De Tomaso ha chiuso nel 1993 accettando altre comunità marginali e presenze naturali, aumentando la sua seduzione di spazio abbandonato e fuori scala con l’esotismo della rovina.
Un passaggio che non è stato registrato: non sono state documentate le rotture strutturali, le necessità di chi si è avvicinato, i processi naturali. Comportamenti, vitalità, immagini e suoni irrilevanti. Presenze da evitare, adatte ad essere rimosse e censurate.

Le strutture vengono riprese da qualche episodio naturale che cresce estetizzando un processo di corruzione non scontato. Le strutture sono erose, ma anche rubate a piccoli pezzi, usate da persone e animali. Processi che spargono i pezzi delle fabbriche anche a trecento metri dove vengono smaltiti dalla nettezza urbana, come le borse rotte lasciate per strada dopo uno scippo.

Le fabbriche producono anche scie immateriali. Una trasformazione dell’ambiente sonoro secondo le fasi della rinaturalizzazione (Nicola Di Croce, Suoni a margine, Meltemi, 2018). Una malinconia degli affetti e delle azioni politiche provocate dalla prossimità del lavoro industriale, che confonde ambiguamente la nostalgia verso atmosfere industriali opprimenti e la solidarietà sociale.


Robert Adam, vista della Porta Aurea del Palazzo di Diocleziano a Spalato

Registrare la gamma di dispersioni dell'abbandono porta a sintonizzarsi ad una scala minima? A Forst, un centro dedicato all'industria tessile sul confine tedesco-polacco e ora semi abbandonato, Tom Emerson ha raccolto un Atlante di rilievi e ne indica l'ispirazione metodologica nell'indagine sul palazzo di Diocleziano di Robert Adam: 'L’inventario della città post-industriale restituito nell’Atlante, annulla il confine tra la lettura del contesto e il suo progetto. A prima vista, l’inventario è lo sfondo per la sintesi delle proposte ma ad uno sguardo più attento la selezione degli oggetti rappresentati si applica alla città e al paesaggio fino a farne una collezione di scene, una proposta latente.' (Dal quaderno di lavoro del Re-cycle Italy, UdR Pescara, Francesco Garofalo, Francesca Pignatelli).


Teorema, 1968, direttore della fotografia Giuseppe Ruzzolini.
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