Il Paese Nero | Black ItaIy
Una citazione ricevuta nel testo della Relazione 2019 al Parlamento, mette in contatto Il paese nero con il Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.

Il paese nero è una raccolta di azioni e progetti dedicati all'abbandono dell'Italia interna. Le aree interne sono territori definiti dalla lontananza dai principali centri di offerta di servizi e dalla disponibilità di risorse ambientali e culturali. Le aree interne subiscono dal secondo dopoguerra un processo di marginalizzazione segnato dal calo della popolazione, dal degrado delle strutture (come degli immaginari) che consentono un accesso a questa parte del paese, dal sentimento di distanza.

Il Garante Nazionale interviene nei casi prodotti anche da recenti dinamiche sociali e politiche - come la prevenzione di condizioni inumane per i rifugiati imbarcati in attesa della designazione del porto di sbarco. Oltre un calendario denso di occasioni mediatiche la relazione è un documento inatteso e poetico, sensibile ad ogni condizione di limitazione del movimento nello spazio e sul territorio.

Il Garante Nazionale si esprime per lettera e la sua esigenza – nella congiuntura legislativa e politica – è quella di mantenere un elevato livello di complessità del linguaggio. Se una delle sezioni della relazione ha titolo Luoghi e verbi, allora riassumo la breve antropologia attraverso cui Il paese nero associa movimento sul territorio e complessità dei contenuti dello scambio sociale.

L’abbandono è una condizione consueta in Italia. Accanto al sistema vivo dei paesi è sempre stato presente il sistema ambiguo delle rovine delle civiltà precedenti e delle fratture successive dei terremoti. Lasciando i paesi si usavano le case in rovina come ricovero da un abitato all’altro. Le rovine hanno da sempre il ruolo di ospitare e provocare storie. La quadreria medievale lascia le città sullo sfondo e mostra invece storie avvenute tra edifici rotti. Queste strutture sparse muovevano le persone sul territorio, attraevano gli uomini orientandoli verso sequenze spezzate e casuali. Le rovine non erano le quinte di azioni umane, ma l’autore che le generava, favorivano narrative personali diverse e fuori formato che poi collaboravano ad un racconto sociale complesso.

Il rapporto tra paesaggio, strutture abbandonate e desideri personali ha generato una tradizione narrativa dedicata allo spostamento sul territorio.
La Legenda Aurea (Jacopo Da Varazze 1260-1298), l’Hypnerotomachia Poliphili (Aldo Manuzio, 1499), si accostano in una tradizione di attraversamenti in sogno del paesaggio, che arriva a Le avventure di Pinocchio (Collodi 1881). La storia a giornate di un burattino che si lascia sedurre da un albero isolato, un campo, dalla fiera, mantenendo all'abbandono il significato di lasciarsi andare. Fatto di episodi appena connessi, ambigui ed aperti, ciascuno meraviglioso, Pinocchio e la sua struttura imprecisa per sequenze indipendenti alludono alla rottura di ogni schema narrativo rassicurante.

Una interpretazione che vede il territorio come autore di una umanità complessa, ritrova senso quando il sistema marginale dei paesi viene abbandonato a favore di una unica città in cui si svolge quasi per intero la vita economica e culturale, la cui efficienza ha bisogno di continue semplificazioni: dei formati di comunicazione quindi dei contenuti, dei comportamenti e dei desideri.

Restituire all’abbandono il senso di lasciarsi andare, scegliere l’attrazione come ragione del movimento sono sentimenti che trovano altre sintonie nel documento del Garante, che allude spesso alla limitazione del desiderio come effetto degradante della limitazione alla possibilità di muoversi.

Questo breve testo è un invito ad una autorità in grado di ascoltare le conseguenze sociali dell’abbandono dei luoghi, delle strade, delle infrastrutture – a sintonizzarsi sulla distanza emotiva che l’abbandono e il cedimento di queste possibilità di attraversare il paese provocano.

(Video da: Tv7, I giardini di Abele, Zavoli incontra Basaglia, 30 dicembre 1968)
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