Il Paese Nero / Black ItaIy
Il testo accompagna il lavoro 'Hearing voices, facing the void' (2015): una traccia composta a partire da un archivio di registrazioni eseuguite a Craco nel 2013 e della voce del poeta Domenico Brancale (nato a Santarcangelo, vicino Craco). La composizione, non ancora pubblicata, è stata presentata per la prima volta come performance al festival Algoritmo di Bagnoregio (dicembre 2016), ed è poi diventata un’installazione in mostra alla Pinacoteca Provinciale di Potenza a luglio 2017 nell’ambito della collettiva 'Intramoenia'.

Craco è un paese della provincia di Matera immerso nella valle dei calanchi e abbandonato in seguito ad una frana nel 1963. Il tema dell’abbandono e la stretta relazione che esso instaura col contesto ambientale circostante partecipano ad un discorso più ampio sullo spopolamento dell’entroterra italiano, e spingono ad una riflessione legata al mondo dell’ascolto. Ci si interroga su quello che (qui come in contesti simili) resta, su quello che resiste, o viceversa su quello che scompare fagocitato dal flusso delle trasformazioni dei territori dell’attuale. Ma soprattutto ci si interroga sulle modalità di percezione di queste trasformazioni.
L’ascolto stimola il passaggio consapevole, il pensiero intuitivo, che muove verso il riconoscimento del ruolo del silenzio, ovvero dell’assenza, della vacanza più o meno momentanea dell’universo di pratiche antropiche rintracciabili attraverso i segnali sonori da esse generati. Dalla molteplicità di stimoli urbani, dai territori periurbani che ibridano forme e azioni intimamente cittadine (quindi produttrici di sonorità estranee), si passa alle eco di un sistema rurale che ha cessato la sua funzione regolatrice, e che riportano ora il paese a scomparire lentamente, così come la terracotta dei suoi mattoni rientra nel ciclo di assorbimento naturale.
Craco è allora la sintesi dell’abbandono, il suo paesaggio sonoro diventa messaggero del silenzio finalmente liberato: non più motivo di fuga ma di contemplazione. E ancora, il silenzio liberato è messaggero della cura, consapevole del transito continuo che ci allontana dall’uso quotidiano di un luogo, cosciente del nomadismo che ora conquista il mondo sedentario una volta imposto dalla vita nei borghi. Viviamo le città ma attraversiamo, ci muoviamo verso, i luoghi dell’abbandono per vivere il silenzio, per abitarlo, evitando la contraddizione, l’ambiguità e la paura del vuoto. Passanti consapevoli generano poetiche sonore.
Si parte quindi da Craco, paese già morto, per stimolare i luoghi che resistono, e per suggerire una resistenza dolce, attenta al rispetto del suo ambiente, del suo paesaggio sonoro. Vogliamo stimolare politiche territoriali attraverso poetiche sonore. A chi spetta decidere del futuro di un luogo? Se l’uso e la cura perdono il proprio carattere quotidiano (ovvero quello continuativo di chi vive un paese), l’ascolto consapevole contribuisce a maturare coscienza di luogo, a scrivere una storia collettiva che genera valore nella misura in cui è capace di preservare il silenzio. Decidiamo di iniziare questo percorso da chi è qui ora, a scrivere questa storia.
Come prendersi cura del silenzio attraverso il disvelarsi di un archivio dedicato all’abbandono? Una nicchia richiama l’esilio dei passanti silenziosi, genera la scelta continua dei suoni a cui prestare attenzione, delle tracce da custodire. È questa scelta a generare e direzionare l’atto performativo.
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