Il Paese Nero / Black ItaIy
"L’abbandono è una condizione consueta in Italia. Accanto al sistema vivo dei paesi è sempre stato presente il sistema ambiguo delle rovine delle civiltà precedenti e delle fratture successive dei terremoti. Lasciando i paesi si usavano le case in rovina come ricovero da un abitato all’altro. Queste strutture sparse muovevano le persone sul territorio, attraevano gli uomini orientandoli verso sequenze spezzate e casuali. Le rovine non erano le quinte di azioni umane, ma l’autore che le generava, favorivano narrative personali diverse e fuori formato che poi collaboravano ad un racconto sociale complesso." (Da Una scoperta geografica)

Una delle tesi del Paese Nero è che il territorio e alcuni suoi elementi sparsi e isolati fossero capaci di attrarre le persone in percorsi diversi tra loro e incapaci di essere descritti attraverso formati narrativi facilmente standardizzabili. Una narrativa determinata dagli elementi del paesaggio è stata esplorata fino agli anni ’60 dal lavoro dei direttori della fotografia italiani. Martelli, Di Venanzo, Nannuzzi, Parolin, Delli Colli, hanno descritto con chiarezza come un tipo particolare di storia umana procede secondo strutture archetipe che aumentano la capacità di attrazione del paesaggio.



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